DL n. 98/2011 – Circolare N. 41/E – Primi chiarimenti

Con la circolare 41/E del 05.08.2011 l’Agenzia delle Entrate ha fornito i primo chiarimenti alle disposizioni contenute nella Legge 111 di conversione al DL 98/2011. Si riportano in alcuni punti trattati dalla circolare e chiarimenti forniti:
Riduzione aliquota della ritenuta d’acconto su bonifici (art.23, co.8)
Nell’ottica delle semplificazioni fiscali previste dal DL 70/2011, che ha disposto la riduzione dell’aliquota (al 4% invece della precedente del 10%) riguardante la ritenute sui bonifici relative alle spese riguardanti le ristrutturazioni edilizie (articolo 1 della legge 27 dicembre 1997, n. 449 e successive modifiche) e gli interventi di risparmio energetico (articolo 1, commi 344, 345, 346 e 347, dellalegge 27 dicembre 2006, n. 296 e successive modifiche) con conseguente esonero dell’invio preventivo della richiesta dell’agevolazione nonché della separata indicazione in fattura del costo della manodopera l’agenzia precisa che, qualora nel periodo di vigenza del decreto le banche o poste avessero continuato ad operare la ritenuta con la precedente aliquota(10%) le stesse possono procedere a riaccreditare ai soggetti beneficiari dei pagamenti la differenza del 6% operato in più. Per quanto attiene a eventuali obblighi o adempimenti restano tutt’ora valide le istruzioni fornite con la circolare 40/E del 28.07/2010
Soppressione dell’obbligo della garanzia. Versamenti rateali delle somme dovute a seguito di accertamento con adesione e rinuncia all’impugnazione per importi superiori a 50.000 euro (art.23-co.17, 18, 19 e 20).
In relazione alla soppressione dell’obbligo di prestare garanzia per i debiti tributari dovuti dai contribuenti a seguito di accertamento per gli importi superiori a 50000 euro, mediante polizza fidejussoria assicurativa o bancaria ,disposta dai commi 17 a 19 dell’art,23 del DL 98/2011 l’agenzia precisa che la soppressione dell’obbligo di prestare garanzia trova applicazione anche nel caso di acquiescenza del contribuente stante l’espresso richiamo al comma 2 dell ‘art.8 ad opera del comma 2 dell0art,15 del lgs 218/97.
Con la sostituzione del comma 3 bis di detto decreto ad ad opera del comma 17 dell’art.23 del DL 98 è stato disposto che in caso di mancato pagamento anche di una sola delle rate diverse dalla prima effettuata oltre il termine di versamento della rata successiva a quella non pagata, qualora il soggetto beneficiario della rateizzazione non abbia provveduto al versamento della suddetta rata prima del termine di scadenza della successiva (avvalendosi del ravvedimento operoso e consegnando nel termine di 10 giorni agli uffici dell’Agenzia delle Entrate la relativa ricevuta di pagamento) il competente ufficio provvede all’iscrizione a ruolo non solo degli importi riferiti alla rata non pagata, ma anche del totale delle  rate residue dovute compresi i relativi interessi,contestualmente, alla sanzione di cui all’articolo 13 del decreto legislativo n. 471 del 1997 applicata in misura doppia, pari al 60% delle residue somme dovute a titolo di tributo.
L’eliminazione dell’obbligo di prestare la garanzia trova applicazione nel caso di  rinunzie ad impugnazione per gli atti di accertamento(con  adesione,acquiescenza e conciliazione) non ancora perfezionati alla data del 6 luglio scorso per espressa previsione normativa contenuta nel comma 20 del suddetto art.23 del DL 98 il quale stabilisce che le disposizioni dei commi 17 a 19  non si applicano gli atti  di adesione,acquiescenza e conciliazione già perfezionati alla data di entrata in vigore della norma. In considerazione del fatto che la precedente norma prevedeva quali condizione necessarie per il perfezionamento delle definizioni in questione si realizzava in virtù di due condizioni e cioè:
1-con il versamento della prima rata, ( in caso di pagamenti rateali),
2-con la prestazione della garanzia, da far pervenire successivamente in ufficio.
L’agenzia precisa che stante la finalità della norma (tesa ad agevolare il pagamento da parte dei contribuenti che hanno optato per il versamento rateale) qualora gli stessi non abbiano ancora provveduto a prestare le garanzie richieste dalla precedente norma sono esonerati dalla presentazione della stessa a condizione che:
– abbiano tempestivamente pagato la prima rata
-Non abbiano ricevuto dall’ufficio ‘invito a formalizzare il mancato perfezionamento della definizione, anche oltre i termini per il perfezionamento.
L’interpretazione fornita lascia un po perplessi poiché non appare chiaro questa disparità di trattamento tra coloro che hanno già ricevuto dagli uffici la richiesta di prestare le dovute garanzie precedentemente richieste e che saranno tenuti a fornire rispetto a coloro che non l’hanno ricevuto e che probabilmente non la riceveranno viste le indicazioni fornite con la presente circolare dove si dispone che gli uffici possono esimersi dal richiedere la predetta garanzia. Decade altresì la norma contenuta del DL 78/2010 che prevedeva la possibilità di prestare garanzia mediante ipoteca volontaria ( art. 52-bis D.L. n. 78/2010)
In relazione al tardivo pagamento delle rate diverse dalla prima, fa presente che per le adesioni già perfezionate prima della data di entrata in vigore della norma valgono chiarimenti forniti con la circolare n. 65/E del 2001 (paragrafo 4.4), con la quale è stata riconosciuta agli uffici la possibilità di mantenere il “beneficio della dilazione originariamente concessa al contribuente a condizione che lo stesso abbia versato le rate scadute alle rispettive scadenze avvalendosi  del ravvedimento operoso ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs. n. 472/97.A tali soggetti per i pagamenti tardivi eseguiti prima dell’entrata in vigore delle nuove disposizioni non si applica la disposizione che prevede l’iscrizione a ruolo della sanzione pari al 60% delle somme residue dovute a titolo di tributo, bensì quella ordinariamente prevista dal suddetto art.13 del Dlgs n. 471.
Chiusura d’ufficio delle partite IVA inattive (art.23- commi 22 e 23)
L’agenzia nel ribadire che la norma ha la finalità di contrasto all’evasione fiscale ribadisce che le disposizioni contenute nell’art.23 (commi 22 e 23),si inseriscono nel quadro delle previsioni  finalizzate a prevenire e reprimere i fenomeni di evasione e frode in materia di IVA nazionale e comunitaria.
Il comma 22, introduce il comma 15-quinquies nell’articolo 35 del DPR n. 633 del 1972  al fine di prevedere la revoca della partita IVA in presenza di due condizioni:
1-Il mancato esercizio per tre annualità consecutive dell’attività d’ impresa o di lavoro autonomo
2-La mancata presentazione della dichiarazione annuale IVA in caso di soggetto obbligato a tale adempimento
La revoca è disposta con l’emissione di un provvedimento impugnabile davanti alle Commissioni tributarie.
Il comma 23 dello stesso articolo dispone che i contribuenti che non abbiano comunicato nei termini la dichiarazione di cessazione di attività ai sensi dell’articolo 35, comma 3, del DPR n. 633 del 1972,e non abbiano ricevuto dall’ufficio la contestazione della violazione, possano sanare tale mancanza entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto, presentando la dichiarazione di cessazione di attività e versando entro lo stesso termine, un importo pari a 129,00 euro corrispondente ad ¼ della sanzione minima (euro 516)prevista dall’articolo 5, co.6 del dlgs. n. 471/97
Disposizioni in materia di studi di settore (art.23-co.28)
Nel precisare che la norma dettata dall’art.28 lettere b) è finalizzata a contrastare comportamenti non corretti in sede di compilazione del modello relativo agli studi di settore ribadisce che in caso omessa presentazione del modello anche a seguito di invito da parte dell’ufficio ,mediante la presentazione di una dichiarazione integrativa,si rende applicabile una sanzione di 2.065 euro prevista dall’art.1 del dlgs 471/97.L’agenzia delle entrate chiarisce che la sanzione in oggetto si rende applicabile alle violazioni commesse a decorrere dal 06.07.2011 e pertanto già alle dichiarazione relative al periodo d’imposta in corso. Ribadisce inoltre che in caso di omissione della presentazione del modello o di presentazione con false indicazione dei dati o indicazioni non veritiere di cause di esclusioni o inapplicabilità il contribuente può essere sottoposto ad accertamento induttivo ai sensi dell’art.39 del dpr 600 in base alle previsioni contenute della lettera  c) del comma 28 dell’art. 23
Tale previsione non è applicabile a quei contribuenti ai quali a seguito della corretta applicazione degli studi il reddito accertato non sia superiore al 10% rispetto a quello dichiarato(comma 2 bis dlgs 471 introdotto dalla legge finanziaria per il 2007). Inoltre l’accertamento ha validità per le sole imposte dirette atteso che il modello degli studi di settore è un allegato alla dichiarazione dei redditi. Gli uffici, potranno comunque verificare gli effetti ai fini IVA di una ricostruzione induttiva dei ricavi o dei compensi, in base all’attività esercitata dal contribuente sottoposto a controllo,tenuto conto dei beni ceduti e di servizi resi in evasione di imposta .L’applicazione della sanzione implica che il contribuente sia effettivamente soggetto all’applicazione degli studi di settore, non risultando applicabile la disposizione agli operatori economici esclusi dagli stessi (anche se eventualmente obbligati alla sola presentazione del modello). Infine l’agenzia precisa che la sanzione sarà elevata del 50% nel caso in cui l’omessa presentazione del modello degli studi comporti anche un maggior reddito accertato del 10% rispetto a quello dichiarato.
Riduzione delle sanzioni in presenza di lievi ritardi (art.23- co.31)
Viene confermata l’introduzione del nuovo ravvedimento operoso cosi detto breve con l’ulteriore riduzione della sanzione dello 0,2% (pari a 1/15 della sanzione minima nei casi di ritardo lieve fino ai 15 giorni(art.23 comma 31).
L’agenzia precisa inoltre che:come chiarito dalla circolare n. 138/E del 5 luglio 2000, la diminuzione in esame spetta “indipendentemente dal verificarsi delle condizioni richieste per il ravvedimento”. Ciò significa che anche nei casi in cui non opera il ravvedimento operoso l’ufficio applicherà la sanzione di cui all’articolo 13 del dlgs. n.471/1997 tenendo conto, al verificarsi dei presupposti, della riduzione ad un quindicesimo per ciascun giorno di ritardo.
Fornisce inoltre alcuni esempi di calcolo delle sanzioni con l’applicazione delle stesse determinate sulla base dei versamenti eseguiti con un ritardo minimo.
Si riporta l’esempio fornito nella circolare:
un versamento di euro 1.000 viene eseguito con due giorni di ritardo, sconta la sanzione del 4 per cento (30 x 2/15) pari ad euro 40. La riduzione della sanzione diminuisce all’aumentare dei giorni di ritardo, fino, ovviamente, ad annullarsi al quindicesimo giorno, tornando pari al 30 per cento (30 x 15/15).
Semplificazione per le attività di noleggio autoveicoli (art.23-co.42)
In relazione a tale disposizione viene chiarito che la disposizione in oggetto elimina l’obbligo per gli esercenti attività di locazione di veicoli senza conducenti del rilascio della ricevuta fiscale e dello scontrino fiscale previsto dalla legge 413 art.12 e introduce l’emissione esclusivamente della fattura di cui all’art.21 del DPR 633/72.Viene inoltre precisato che all’abolizione dei suddetti obblighi viene introdotto un sistema di tracciabilità delle operazioni di noleggio con l’obbligo di indicare nella fattura emessa gli estremi del contratto di noleggio a cui la medesima fattura si riferisce. L’agenzia chiarisce infine che la fattura deve essere consegnata al cliente (e non spedita ) qualora quest’ultimo proceda alla riconsegna del veicolo presso un qualsiasi punto di noleggio dell’azienda al fine del rispetto delle disposizione previste dal DPR 633/72 riguardo al momento di emissione del documento coincidente con il pagamento del corrispettivo.

Il testo integrale della circolare è scaricabile al seguente indirizzo (Circolare 41/E)

 

 

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